venerdì, 19 giugno 2009
Chiuso per ferie
inghilterra700
dal 20 giugno al 5 luglio 2009
viaggio_3Buone vacanze
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categoria:attualità
venerdì, 12 giugno 2009
monkees_3Era il 12 settembre 1966 quando la NBC mandò in onda il primo telefilm interpretato dai Monkees, quattro ragazzi sconosciuti che formavano una band e che in quei telefilm (58 puntate in tutto, fino al 25 marzo 1968) avrebbero vissuto avventure molto divertenti, bizzarre e piuttosto surreali, tra canzoni e gag comiche, il tutto ispirato al ben più celebre film A hard day's night interpretato dai Beatles. E ai Fab Four i quattro giovanotti americani volevano somigliare, tanto che per loro fu creata una campagna pubblicitaria assai più costosa, si dice il doppio, di quella oranizzata per il lancio americano dei Beatles stessi due anni addietro. Nel momento in cui il primo episodio fu messo in onda, nei negozi di dischi si potevano trovare quantità industriali dei dischi dei Monkees. Fu un'operazione azzeccata e lungimirante perché la serie ebbe un grandissimo successo e trasformò i quattro ragazzi in una delle band più ricercate al mondo.
monkees_4Che cosa facevano nel telefilm questi ragazzi all'incirca ventenni? Interpretavano loro stessi, cioè i membri di una rock band e di tutta la loro produzione musicale io ricordo soprattutto il tormentone I'm a Believer (scritta da Neil Diamond), la cui cover italia, Sono bugiarda, fu portata al successo da Caterina Caselli.
La vita artistica e musicale dei Monkees durò dal 1965 al 1970 circa e negli anni successivi tornaro peridicamente a riunirsi per suonare insieme e poi sciogliersi definitivamente nel  2001.

The+MonkeesSi deve alla lungimiranza del produttore discografico Don Kirshner la scelta fra più di 400 candidati dei quattro ragazzi che dovevano contrapporsi allo strapotere musical-popolare del quartetto di Liverpool. Ma chi erano i Monkees? Mike Nesmith (voce e chitarra), Micky Dolenz (voce e batteria), Peter Tork (voce e basso) e Davy Jones (voce e percussioni).
Dei quattro prescelti Nesmith e Tork avevano precedenti musicali, Jones era un dj inglese e Dolenz era figlio d'arte, suo padre era l'attore caratterista George Dolenz, e  aveva lavorato da ragazzino in una serie per bambini.  Pare che tra i bocciati alla selezione ci fossero Stephen Stills (destinato alla fama musicale insieme con Crosby e Nash) e nientemeno che il futuro omicida di Sharon Tate, Charles Manson.

monkees_1La serie televisiva conquisto in pochissimo tempo l'interesse dei giovani americani e diventò un formidabile mezzo per pubblicizzare le canzoni del gruppo che ancora non esisteva come tale, da un punto di vista musicale.
I quattro ragazzi furono sottoposti ad un vero e proprio tour de force per acquistare spigliatezza e naturalezza nella recitazione, con ben poco tempo per provare a suonare realmente insieme, tanto che i primi due brani furono da loro eseguiti in play back mentre erano suonati in realtà da altri musicisti. Però nel 1967 ottennero di poter eseguire loro stessi i brani che sarebbero stati presentati al pubblico
A confezionare le canzoni c'erano musicisti e autori di prim'ordine e il prodotto risultò vincentem, tanto che in quegli anni le hit parade vedevano sempre un brano dei Monkees ai vertici.

monkees_2La serie televisiva si aggiudicò due Emmy Awards nel 1967 (migliore serie e regia).
Per loro fu persino creata una macchina speciale, una Pontiac GTO.
Per quante ricerche abbia fatto, non sono più riiuscita a risalire alla data precisa in cui cominciarono ad essere trasmessi in Italia i telefilm della fortunatissima serie. doveva trattarsi però degli anni a cavallo tra la fine dei Sessanta e l'inizio dei Settanta.
Rammento bene che ero una ragazzina e mi conquistarono sin dai primi episodi. Erano simpatici e divertenti, le loro avventure surreali e comiche, ambientate nei luoghi più diversi, li vedevano coinvolti nelle situazioni più disparate e bizzarre.
La sigla televisiva era un richiamo irresistibile e quando sono riuscita a ritrovarla su YouTube è stato come riavere indietro un pezzetto di passato.



Quante volte ho fatto di corsa la strada da scuola (per un periodo si frequentava di pomeriggio invece che di mattina) per arrivare in tempo e non perdermi neppure le prime battute dell'episodio in onda. Mi sembra di essere ancora nel soggiorno con le due grandi finestre ad angolo sulla strada, al calduccio nella grande poltrona di velluto della nonna che sapeva un po' di polvere, accoccolata a vivere le strabilianti avventure di Davy, Peter, Mike e Micky!
Chissà quanti di voi condividono questo ricordo con me? Sarete tanti come i fan del mitico telefilm Il tesoro del castello senza nome?

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categoria:telefilm
venerdì, 22 maggio 2009
cimitero_senza_lapidiAutore: Neil Gaiman
Traduttori: Giuseppe Iacobaci e Elena Mohlo
Editore: Oscar Mondadori - Best Sellers
Pagine: 222
Prezzo: € 9,00
Età di lettura: da 10 anni


Mi capita a volte di parlare dei miei gusti in fatto di letture e tra i miei autori preferiti non manco mai di citare Neil Gaiman.
In questo caso posso parlarvi di lui diffusamente perché oltre ad essere un eccezionale romanziere, è anche un autore di fumetti aprrezzatissimo e immaginifico autore di storie per ragazzi, delle quali vi rammento Coraline (ne avete letto qui) e Stardust (di cui mi riprometto di parlarvi).

Si tratta di Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, una raccolta di racconti scritti all'incirca in dieci anni e che ho letto tutto d'un fiato.
Cominciamo dal titolo.
Nella versione originale si chiama M is for Magic in esplicito omaggio a Ray Bradbury, autore amato da Gaiman, che negli anni Sessanta scrisse due raccolte di racconti intitolate R is for racket e S is for Space, letture che accesero l'immaginazione già fervida del piccolo Neil.
Molto devono avergli insegnato questi bei racconti, se è riuscito a regalarci il divertimento racchiuso in questi piccoli gioielli.

In apertura troviamo la storia che ha dato il titolo alla versione italiana: Il cimitero senza lapidi, il cui protagonista è il piccolo Bod ( abbreviazione per Nobody) Owens il quale cresce accudito dagli spettrali abitanti di un cinmitero. La storia è ricca di tipico umorismo inglese e ha un pregio, costituisce il ghiotto antipasto del libro appena uscito con il titolo Il figlio del cimitero (The Graveyard Book), attesissimo da mesi dai numerosi ammiratori di Gaiman e ora finalmente in loro possesso (me compresa).
Gli altri racconti son in parte editi e in parte inediti, assai diversi tra loro, ma tutti godibilissimi dalla prima all'ultima riga.
Il ponte del troll è un fantasy in cui i protagonisti sono un troll, che sta a guardia di un ponte con l'intenzione non proprio amichevole di prendersi la vita di chi passerà di lì e un bambino che avrà la ventura di sfuggirgli e di incontrarlo di nuovo in età adulta, ma con esiti ben diversi.
Non chiedetelo a Jack ci fa conoscere il pupazzo Jack che vive in una scatola nella stanza dei bambini e la sua presenza sarà un'inquietante traccia anche nel loro futuro.
Come vendere Il Ponte dei Ponti è la fantastica elaborazione di una truffa di finezza inarrivabile.
Ottobre sulla sedia, uno dei racconti che più ho apprezzato, vede come insoliti protagonisti i mesi dell'anno riuniti davanti al caminetto e ognuno di essi, in particolare  Ottobre, ha una storia da raccontare.
Cavalleria mi è piaciuto altrettanto perché ha per protagonista una simpatica vecchina che fa acquisti impossibili, tra i quali perfino il santo Graal, in bella mostra sul caminetto di casa, che un disorientato sir Galahad vuole riavere a tutti costi.
Il prezzo è il più drammatico, un vero racconto dell'orrore in cui una famiglila scopre quanto sia importante per la loro sorte il silenzioso gatto nero che si aggira nei paraggi della loro casa e fa ritorno spesso ferito e stravolto.
Come parlare alle ragazze è un piccolo trattato sulle fanciulle in quanto creature di un altro mondo e mai nessuna affermazione fu più vera, traducendosi in una vera lezione di vita per i due incauti protagonisti,  a metà tra la fantascienza e horror. Questo racconto ha vinto il Locus Award 2007 ed è stato finalista al premio Hugo.
Avis Soleus ci fa scoprire come si estingue una piccola compagine di annoiati gourmet che oramai hanno assaggiato tutto al mondo. Tutto tranne il fatale Avis Soleus.
Il caso dei ventiquattro merli è una tipica storia hardboiled che prende l'avvio dalla morte violenta di Humpty Dumpty, famoso personaggio di una filastrocca di MammaOca , secondo la quale
    Humpty Dumpty sedeva su un muro.
    Humpty Dumpty cadeva dal muro.
    E neanche tutti i soldati e i cavalieri del Re,
    riusciranno a rimetterlo in pié.

Istruzioni, il racconto che chiude la raccolta, è una sorta di filastrocca che ci insegna come comportarci nelle fiabe.

Il risultato finale di questa cavalcata nella fantasia è che possiamo renderci conto di  quanto fervida sia l'immaginazione di Neil Gaiman, sorretta da uno stile e da una tecnica invidiabili che ci permettono di seguire in parte l'evoluzione artistica dello scrittore, essendo stati prodotti in un lasso di tempo abbastanza lungo. E l'autore stesso ha manifestato la propria predilezione per le storie brevi, delle quali dice: sono minuscole finestre che si affacciano su altri mondi, su altre intelligenze e su altri sogni. Sono viaggi fino all'estremo opposto dell'universo che puoi fare con la certezza di essere di ritorno per l'ora di cena.
Questa ultima frase è secondo me una citazione in omaggio ad un altro geniaccio della narrativa inglese, quel tale Terry Pratchett, pirotecnico autore della saga del mondo Disco, il quale ha scritto proprio in coppia con Gaiman il godibilissimo Buona apocalisse a tutti! Che sia un riferimento a Pratchett, dicevo, l'ho dedotto in questi giorni perché sto leggendo un suo libro per ragazzi (diciamo riduttivamente così) intitolato Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori nel quale ogni capitolo è introdotto da un piccolissimo brano tratto da L'avventura di Mister Coniglietto e all'inizio del quarto capitolo si legge: La cosa importante delle avventure, pensò Mister Coniglietto, era che non dovevano durare tanto da impedirti di rincasare per l'ora dei pasti.
Per tornare al sempre dibattuto e labile confine tra storie per adulti e storie per ragazzi, diciamo che questa raccolta di racconti trova posto tra gli scaffali dei lettori più giovani, ma a pieno diritto può figurare in qualsiasi biblioteca adulta in quanto l'inconfondibile cifra del fantastico di Gaiman ha prodotto anche questa volta la magia di fondere i sogni con la realtà. Non per nulla i suoi ammiratori lo chiamano il Cantastorie...
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categoria:grandi storie
venerdì, 15 maggio 2009
copj13.aspTitolo: La favola delle due galline
Autore: Beppe Fenoglio
Illustrazioni: Alessandro Sanna
Editore: Einaudi ET Pop
Prezzo: euro 10,00
Età di lettura: dagli 8 anni


...si muoveva molle e trasognata e spessissimo sbagliava strada...parlava moltissimo e vezzosamente e quasi sempre a sproposito... oziosa o intentissima a fare cose indubbiamente graziose ma del tutto inutili...

Chica e Tuja
Chi è questa creatura svagata che suscita subito una grande tenerezza?
La gallina Chica dalle piume di un bel grigio caldo e tenero, protagonista con l'impettita e arcigna sorella Tuja dalle piume nere di una bella e dolce favola, sbocciata dalla penna di un papà speciale per la sua bambina in arrivo.

Questo papà era Beppe Fenoglio e la bambina sua figlia Margherita, che ha curato la riedizione di questa storia, insieme con una breve ed incompiuta dal titolo Il bambino che rubò uno scudo.
Margherita Fenoglio racconta nella prefazione:
Cari ragazzi, con grande piacere affido alla vostra lettura la favola che mio padre ha dedicato alla mia nascita. Infatti, quando la mia mamma, nel 1960, gli comunicò che presto sarebbe diventato <<papà>>, mio padre ha deciso cghe avrebbe accolto quella nuova vita con un regalo speciale, alla <<sua maniera>>. E quale avrebbe potuto essere il modo migliore di accogliermi, se non dedicandomi uno dei suoi racconti?...Mi piace immaginare mio padre davanti alla sua macchina da scrivere mentre le sue dita cominciano a digitare:"C'erano una volta due galline sorelle..." stabilendo, sin dall'inizio, l'intensità e il ritmo del racconto; mi piace pensare che abbia voluto regalare a me, la sua bambina <<adorata>>, il coraggio di Chica; mi piace pensarlo mentre sceglie le parole più adatte a trasmettere tutta la speranza possibile, quelle parole che, in ogni favola che si rispetti, giungono a tranquillizzare i bambini che, solo qualche istante prima, erano tutti impauriti dalle fauci del lupo o dalle mele avvelenate o dalle streghe cattive o dalle tenebre di una foresta piena di spiriti malvagi...

Questo è infatti lo spirito della favola. La situazione di pericolo che mette alla prova il coraggio della piccola Chica e la sua innata bontà che l'aiuta a salvarsi dalle grinfie del lupo.

Ma come mai un essere pacifico e trasognato come Chica rischia di finire tra le grinfie di un lupo magro e famelico, che si aggira di notte con due occhietti rossi...come palline di brace?
Chica e il lupoNiente di più facile se la nera Tuja, stanca di vedersi intorno quell'essere inconsistente nella casetta appesa a un ramo del fico selvatico, decide di cacciarla via in una sera di tardo ottobre: una non bella sera, con nebbia umida e un vento maligno.

Casa sul ficoÈ il materializzarsi dell'incubo di ogni bambino: essere allontananto dalla calda sicurezza della casa e arrivare così lontano da temere di non farcela più a tornare indietro. Seguiamo così la drammatica fuga di Chica, tallonata dal lupo magro e famelico al quale riesce a sfuggire, per quella sorta di aura magica che sembra circondare gli innocenti e gli svagati, approdando alla casa della vecchia madrina Pepa, la quale la accoglie ad ali aperte offrendole il rifugio che cerca e tutto il proprio appoggio nel far valere i sacrosanti diritti di proprietà nei confronti della perfida Tuja.
Ma il destino ha in serbo una sorpresa, che non vi rivelo.

Pepa la madrinaNella seconda parte del libro la fiaba incompiuta Il bambino che rubò uno scudo il cui protagonista è Paolo che non aveva nulla del monello, era anzi discreto e persino un po' contegnoso, sempre vestito a modo, mai spettinato. per la strada non mancava mai di salutare, e con una certa gravità, le conoscenze e i clienti dei suoi genitori. A scuola riusciva molto bene, sebbene studiasse per uno e fantasticasse per dieci.

Ecco dunque tracciati, con tratti svelti e delicati come quelli con cui Paolo fissa sul muro l'ombra della piccola amica Lorena che non può camminare, i caratteri salienti di Fenoglio e della sua famiglia in cui, a suo dire, non mancarono mai gli scontri fra la madre, pratica e concreta, e il ramo aereo dei Fenoglio, culminato nella massima espressione in Beppe, pronto a gettare tutto alle ortiche per dedicarsi ad un'attività aleatoria come la scrittura.

Si ripropongono dunque al pubblico con un nuovo titolo queste due storie che Beppe Fenoglio scrisse tra il 1961 e il 1962 e che sono conservate nella cartella 15 del Fondo Fenoglio di Alba; entrambi i testi si trovavano già nell'edizione critica delle Opere di Fenoglio curata da Maria Corti, pubblicata per la prima volta a cura di Piera Tomasoni  nel 1978, sempre da Einuadi (Volume III pp.455-69) il primo con il titolo "La favola del nonno", qui modificato per volontà di Margherita Fenoglio, e con le illustrazioni di Alessandro Sanna.

Riguardo la scelta del titolo, si legge in una nota al testo che in un certo senso fu lo stesso Fenoglio ad autorizzarne la variazione in quanto in uno degli ultimi biglietti, che l'autore scrisse all'amico Aldo Agnelli dall'Ospedale delle Molinette, si riferisce alla figlioletta Margherita in questi termini: "Parlale sempre di me, [...], sera e mattino. [...]. Falle poi leggere e rileggere i miei racconti e la sua favola delle 2 galline."
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categoria:grandi storie
giovedì, 07 maggio 2009
num014copertinaIl mondo dei bambini è tutt’ora misterioso, l’immaginazione e la gioiosità troppo spesso lo distanziano da quello degli adulti, così seriosi e “concreti”.
E questo 14° numero di Fili d'aquilone perciò è tutto dedicato a questo mondo in apparenza molto esplorato, ma in realtà sempre sconosciuto, e si intitola Infanti.
E io sono qui.
Buona lettura.

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categoria:filidaquilone
domenica, 26 aprile 2009
NelPaeseDeiMostriSelvaggiTitolo: Nel paese dei mostri selvaggi
Testo e illustrazioni: Maurice Sendak
Traduzione: Antonio Porta
Pagine: 48
Edizione Babalibri, 1999
Prezzo € 12,5


Considerato da anni il più geniale illustratore di narrativa infantile, tanto da essere definito il "Picasso dei libri per bambini", Maurice Sendak nacque a Brooklyn nel 1928 da genitori emigrati di origine polacca. La sua attività di disegnatore cominciò sui banchi di scuola. A 20 anni attirò l'attenzione di un grande commerciante con i propri giocattoli animati in legno e a 31 anni aveva già pubblicato circa una cinquantina di libri, traendo ispirazione, nei modi più diversi, da Mozart a Topolino a Henry James, dal romaticismo ai film di mostri, ma soprattutto dalla propria infanzia, a proposito della quale disse:
"La mia infanzia americana si compose di elementi disparati, aggregati stranamente. È stata un'infanzia colorata di memorie di cose mai vissute direttamente, vividamente trasmessemi dai miei genitori, di recente immigrati. Una vita di fantasia sfaccettata, forse tipica di molti bambini americani di prima generazione."

A sua volta ha ispirato le tesi di Bruno  Bettelheim (lo psicologo austrico che si è dedicato ai problemi dell'infanzia e in particolare all'autismo) ed è diventato un punto di riferimento per le nuove leve degli illustratori.

Riguardo la sua attività di autore, Sendak disse: "Sin dalla più tenera infanzia i bambini convivono con emozioni dirompenti; paura ed ansia fanno intrinsecamente parte della loro vita quotidiana, devono confrontarsi meglio che possono con continue frustrazioni. Proprio attraverso la fantasia i bambini giungono alla catarsi. Essa è il migliore strumento per dominare i Mostri Selvaggi. È il mio lasciarmi coinvolgere dall'inevitabile condizione dell'infanzia, la terribile vulnerabilità dei bambini e la loro lotta per divenire i Signori di tutte le Cose Selvagge, a conferire alla mia opera quella verità e quella passione che le si possono attribuire."

Questo suo libro è il più famoso, fu scritto nel 1963 e venne subito tradotto in vari paesi europei e persino in Giappone, mentre in Italia apparve prima grazie alla casa editirce Emme Edizioni e poi fu successivamente riproposto da Babalibri nel 1999, diventando ben presto introvabile.
La critica  vide subito subito in questa storia una salutare rottura con l' imperante tradizione di maniera e non a caso rientra fra i dieci libri per ragazzi più venduti in tutto il mondo.

Suppongo che anche stavolta, come nel caso di "Le avventure del topino Desperaux", il fatto di riaverlo negli scaffali delle librerie sia influenzato in parte dall'uscita in America dell'omonimo film di Spike Jonze ad esso ispirato, prevista per ottobre 2009 sia negli Stati Uniti che nel nostro paese.

Sendak è stato il primo illustratore americano a ricevere il premio internazionale Andersen. Era il 1970, il medesimo anno in cui veniva attribuito al nostro Gianni Rodari come miglior scrittore per ragazzi.
E nel 2003 gli è stato attribuito il premio "Astrid Lindgren for Literature", considerato il Nobel della letteratura per ragazzi, con la seguente motivazione: “Per la sua coraggiosa esplorazione dei segreti recessi dell’infanzia, che ha cercato di illuminare con fantasia e amore

La storia è molto semplice e proprio per questo ha coinvolto generazioni di bambini, che si sono immedesimati nel piccolo Max travestito da lupo, tanto discolo e insopportabile che la mamma spedisce in castigo senza cena nella propria cameretta. E dalle quattro mura familiari si sviluppa la magnifica avventura di Max che lo porta nel lontano paese abitato da mostri selvaggi.

Max in castigoLa foresta nella stanzaNel paese_1E appena arrivato nel paese dove abitano i mostri selvaggi quelli ruggirono terribilmente, digrignarono terribilmente i denti

Nel paese_2 rotearono tremendamente gli occhi e mostrarono gli artigli orrendi

A cuccia_1fino a che Max gridò: -A CUCCIA!- e li domò con il trucco magico di fissarli negli occhi gialli

A cuccia_2senza battere ciglio e quelli ebbero paura e proclamarono che lui era più mostro selvaggio di tutti


Re_1e lo fecero re di tutti mostri selvaggi

Re_2 -E adesso- urlò Max -attacchiamo la ridda selvaggia!"


Ridda selvaggia_1Ridda selvaggia_2
Ma divenuto Signore di tutte le Cose Selvagge, come dice Sendak, Max riscopre tutta la propria vulnerabilità di bambino e  il familiare profumo delle buone cose da mangiare preparate dalla mamma lo avvolge, facendolo rinunciare in men che non si dica alla corona di re di tutti i mostri selvaggi. E Max ritorna nella sua cameretta dove trova la cena ancora calda che la mamma gli ha lasciato.

La cenaÈ un inno alla libertà e all'indipendenza, alla crescita e alla consapevolezza, permeati dalla coscienza della presenza rassicurante della famiglia. Un rito di passaggio attraverso la scoperta del diverso, per conoscere e dominare il Mostro Selvaggio che è in noi e un ritorno alla serenità, quella familiare serenità che profuma di cena tenuta in caldo dalla mamma.
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categoria:grandi storie
venerdì, 10 aprile 2009
Cover_GRAEditore: Mondadori
Anno: 2009
Collana:I Grandi
Pagine: 208
Prezzo: 17.00 €
ISBN: 978880458514
Traduzione:Angela Ragusa

Di Kate DiCamillo ho già avuto modo di parlare qui e ora torno volentieri sulla sua produzione per parlarvi di un improbabile, piccolo eroe, il topino Meschino.
Cercavo "Le avventure di Meschino" da un po' di tempo, ma il libro era fuori catalogo e se ora lo possiamo trovare di nuovo sugli scaffali delle librerie è solo grazie all'imminente arrivo in Italia del film che ne è stato tratto: Le avventure del Topino Despereaux.
Pubblicato per la prima volta in Italia nel 2005 con il titolo di Le avventure di Meschino. Storia di un topo, una principessa, una zuppa proibita e un rocchetto di filo il libro torna alla ribalta appunto con un titolo che si richiama al film e una volta tanto l'operazione commerciale è stata utile per riportare tra le mani del lettore un testo altrimenti introvabile, premiato alla sua uscita nel 2004 in America con la Newbery Medal, un riconoscimento attribuito sin dal 1922 dalla Association for Library Service to Children agli autori che distinguono maggiormente nel campo della letteratura per ragazzi (Neil Gaiman se lo è aggiudicato quest'anno con The Graveyard Book, una rilettura de Il libro della giungla di Rudyard Kipling con i fantasmi al posto degli animali).

Newbery_MedalChe Despereaux sia un topino fuori del comune se ne accorgono subito i suoi genitori e i suoi fratelli: è l'unico sopravvissuti della cucciolata di Antoinette e di Lester Tilling, un cosino minuscolo e malaticcio, con due enormi, sproporzionate orecchie e gli occhi spalancati su un mondo che già gli appare affascinante.
Eppure, malgrado le pessime previsioni del parentado, Despereaux cresce e non tarda a mostrare la sua vera, romantica ed eroica natura.
Cresce in una strana famiglia. La madre è giunta al castello nella valigia di un ambasciatore e usa spesso e volentieri la parola disappunto, una delle sue preferite; il padre si vergogna di lui e i fratelli e la sorella lo guardano con sospetto; nella comunità di topi si discute di lui e si fanno congetture.
Tuttavia il fratello Furlough cerca di insegnargli come si comporta un vero topo, come si debba muovere zigzagando a gran velocità per evitare gli umani, ma Despereaux è affascinato dal castello, da ciò che lo circonda, dalla luce colorata che filttra attraverso le vetrate.
La sorella Merlot lo conduce in biblioteca e temta di insegnargli come nutrirsi di libri, ma il nostro eroe è conquistato dalla carta stampata e scopre con grande gioia di poter intepretare quegli scarabocchi, come li chiama Merlot.
È l'inizio della grande avventura, del suo destino di cavaliere al servizio di una bella dama, incarnata dalla deliziosa principessa Pri.
Per avvicinarsi a lei e godere della musica che il re Filippo le suona, Despereaux infrange la più importante delle regole topesche e si lascia sorprendere dagli umani.
Per lui non c'è più scampo, il Consiglio dei Topi non ha pietà e il suo stesso padre non muove una zampa per aiutarlo. Il destino di Despereaux è segnato. Cacciato dal consesso dei suoi simili, cacciato dal re che non vuole saperne di roditori dopo che un topo, caduto nella minestra della regina, ne ha provocato la morte con un teribile spavento, Despereaux accetta di finire nelle segrete con il cuore colmo d'amore per la bella principessa Pri.
E in un regno in cui ratti e zuppe sono banditi, la vita può essere difficile.
I personaggi di questa storia sono speculari; per un topino cavalleresco che finisce nelle buie segrete c'è un ratto, di nome Chiaroscuro, che desidera solo vivere nella luce; per una bella principessa triste c'è una goffa e ridicola fanciulla di nome Braciola Oink, con le orecchie a cavolfiore per i troppi ceffoni presi dall'uomo cui è stata venduta da suo padre, che desidera diventare lei stessa un giorno principessa e farsi servire da Pri.
C'è chi ha conosciuto l'amore, come Despereaux e Pri, e l'ha perduto; c'è chi non lo conosce e non sa nemmeno che cosa significhi, come Chiaroscuro e Braciola Oink. I loro destini sono destinati ad incrociarsi e ciò che uno di loro perde l'altro acquista, in un continuo scambio di sentimenti e di sogni che porterà tutti e quattro i protagonisti a fronteggiarsi e ad affrontare la propria natura, i propri dubbi, a rivelare i propri sentimenti.
In questa storia ci sono la fama e l'onore, l'amore e l'odio, i sogni e la disperazione, il buio e la luce e ciò che appare destinato a finir male poi si risolve in un lieto fine, ma è un viaggio faticoso e a volte niente affatto consolatorio perchè pone ognuno dei personaggi di fronte a se stesso e ai propri limiti.
Una bella fiaba che fa riflettere, ma in modo niente affatto pedante o didascalico.
Chissà che cosa ne verrà fuori attraverso il film?
Intanto possiamo essere contenti che  il grande schermo ci abbia aiutati a riavere tra le mani un libro fuori commercio.
Ed era un vero peccato.

Ricordi quando Despereaux era nelle segrete, sul palmo della mano di Gregory il carceriere , e gli sussurrava una storia all'orecchio?
Mi piacerebbe che tu pensassi a me come a un topo che ti bisbigli una storia, questa storia, mettendoci tutto il cuore; e che te la sussurra all'orecchio per salvarsi, e salvare anche te, dall'oscurità.
"Le storie sono luce" aveva detto Gregory il carceriere a Despereaux.
E io spero, lettore, che anche tu abbia qui trovato un po' di luce.

ph_kcolorKate DiCamillo è nata nel 1964 a Merion, Pennsylvania, e ora vive a Minneapolis. Ha pubblicato giovanissima il suo primo grande successo, Il cane più brutto del mondo, anche esso diventato un film, e rimasto a lungo in vetta alla classifica dei best seller del New York Times.
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categoria:grandi storie
mercoledì, 01 aprile 2009
CopertinaAutore: Maria Loretta Giraldo
Illustratore: Nicoletta Bertelle
Collana: Apri e Scopri
Editore: Fatatrac, 2009
Pagine: 24
Età di lettura: 0-5 Anni
Prezzo: euro 14,98


Le paure dei piccolissimi si possono affrontare con successo anche con un libro-gioco come quello che vi propongo.

È un racconto molto poetico, ottimamente sorretto dalle illustrazioni, che aiuta il piccolo lettore ad immedesimarsi nel protagonista.

Incontriamo un mostro che di spaventoso non ha proprio nulla, il suo aspetto è buffo e il suo temperamento è quello di un allegro pasticcione. Oltretutto è capitato in casa del bambino per errore.

Ma si sa che i mostri devono far paura e gli adulti si assumono il compito di cacciarli, proprio come fa la mamma del bambino, la quale non concede tregua al povero mostro in fuga e lo snida da ogni nascondiglio: da sotto il letto e da sotto il tappeto, da dentro l'armadio.

Come fare per salvarsi? Al mostro pasticcione non resta che trovare rifugio tra le pagine di un libro e trasformarsi così in un piccolo amico che aiuti i bambini a vincere le loro paure. Infatti i bambini si divertiranno a scoprire di volta in volta il suo nuovo nascondiglio sotto le finestrelle del libro-gioco.

Maria Loretta Giraldo, padovana, è autrice di numerose fiabe e filastrocce, pubblicate sia in Italia che all'estero.
Nicoletta Bertelle, anche lei padovana e illustratrice di professione, tiene laboratori e letture animate nelle nelle scuole (infanzia e primaria) e nelle biblioteche.
Dell'arte di illustratrice di Nicoletta Bertelle è stato detto che il tuo tratto, pur moderno e evocativo, si rifa alla grande tradizione degli illustratori italiani per bambini come Antonio Rubino e Raul Verdini, che collaborò in felice sintonia con Gianni Rodari.

Dalla collaborazione tra Giraldo e Bertelle è nata anche la serie dedicata al personaggio di Anna, una bambina che insieme con i suoi amici affronta le difficoltà e i problemi che tutti i piccoli, o prima o poi, si trovano a dover superare in classe, in famiglia, nei rapporti con gli altri. Il messaggio è che a tutto c’è rimedio, con un po’ di ottimismo e di fiducia in se stessi.
postato da: annaritav alle ore 18:02 | Permalink | commenti (5)
categoria:grandi storie
lunedì, 23 marzo 2009
Saldec mi ha gentilmente attribuito questo premio.
Lo ringrazio e voglio condividerlo con gli amici di Stanze all'aria, perché è un posto pieno di belle persone e in ognuna di loro brilla una diversa, ma sempre intensa, luce interiore.

Luz interior
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categoria:attualità
domenica, 15 marzo 2009
copj13.asp

Titolo: Coraline

Autore: Neil Gaiman

Prezzo: 8,80

2004, 182 p., ill., brossura

Traduttore: Maurizio Bartocci 

Editore: Mondadori - Oscar best sellers

Età di lettura: da dieci anni in poi


Di questo romanzo breve è stato detto e scritto molto.

Parecchi non lo ritengono un libro per ragazzi e tanti altri giudicano invece che tale definizione sia un valore aggiunto per l'opera di un autore molto apprezzato nell'ambito del fantasy e della fantascienza come il britannico Neil Gaiman, nato a Portchester nel 1960, prolifico fumettista, giornalista, scrittore e scenggiatore radiofonico e televisivo.

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"Coraline" ha ricevuto nel 2003 il premio Hugo per il miglior romanzo breve. Si tratta dello Science Fiction Achievement Award, un premio per opere di fantascienza e di fantasy che viene assegnato annualmente nel corso del congresso mondiale di appassionati di fantascienza, il World Science Fiction Convention o Worldcon. È più conosciuto come Hugo Award e viene così chiamato in memoria di Hugo Gernsback che nel 1926 fondò la prima rivista di fantascienza, intitolata Amazing Stories.

La trama di Coraline è presto detta. Coraline Jones è una undicenne che si trasferisce con la famiglia in una casa composta di tre appartamenti. In uno vivono miss April Spink e miss Miriam Forcible, circondate dai loro cani e immerse nei ricordi del loro passato sul palcoscenico; nell'altro il signor Bobo il quale sostiene di ammaestrare un circo di topi che nessuno ha mai ancora visto. Coraline alterna le visite agli stravaganti vicini con l'esplorazione della casa, per vincere la noia in attesa che riapra la scuola, e così facendo si imbatte in una porta all'apparenza murata, ma che in realtà una notte la conduce in un mondo parallelo nel quale ritrova la propria casa e i propri genitori. Perché Coraline sembra tanto attratta da un doppione del proprio mondo? Perche lì il suo altro padre e la sua altra madre sono affettuosi e presenti, sempre disponibili e non hanno altro desiderio che trascorrere il loro tempo con lei, e amarla e farsi amare.

Non è che i  veri genitori di Coraline non l'amino e non si occupino di lei, affatto. Solo che sono sempre molto presi dal loro lavoro al compiuter, hanno poco tempo da dedicarle e giudicano un po' noiose le sue pretese di attenzione.

In principio Coraline è affascinata da questo altro mondo, anche se i suoi altri genitori, in tutto e per tutto simili a quelli veri, hanno due bottoni neri cuciti al posto degli occhi, ma non tarda a percepire qualcosa di strano e di mostruoso in quella generosa offerta di amore.

Con la guida di un riservato gatto nero, che non ha un nome perché non lo ritiene necessario, Coraline inizia l'esplorazione del mondo parallelo e si convince sempre più che dietro l'apparenza dell'amore incondizionato della sua altra madre si nasconda solo il vuoto dell'egoismo e del possesso. Intanto i suoi veri genitori sono stati intrappolati dall'altra madre e Coraline è disposta a tutto pur di liberarli e di riunirsi a loro nel mondo reale.

Qual è la forza di Coraline? La paura. Una paura densa e  palpabile che l'accompagna in tutto il suo percorso da incubo, fino alla prova finale che l'attende, quando tutto sembrava risolto. E l'incessante gioco di specchi tra reale e irreale obbliga Coraline a prendere coscienza del diverso aspetto che possono avere il bene e il male e a rimodellare i propri pensieri e il proprio giudizio.

Lo stesso Gaiman ha detto che i bambini lo leggono come un'avventura, i grandi come un incubo per il suo effetto profondamente disturbante sugli adulti. Il messaggio di fondo è un invito agli adulti a prestare maggiore attenzione ai bambini affinché non siano tentati di cercare e di trovare altrove ciò di cui hanno bisogno, con effetti che possono rivelarsi disastrosi.

Da questo romanzo breve e stato tratto il film Coraline e la porta magica, realizzato con la tecnica della stop-motion e diretto da Henry Selick, che è stato il regista di Nightmare Before Christmas. Il film è in arrivo in Italia, forse ad aprile o più probabilmente in luglio, ho letto notizie contrastanti in proposito.
Intanto vi offro in anteprima il trailer in lingua originale.

postato da: annaritav alle ore 10:18 | Permalink | commenti (5)
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